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Visti per Nomadi Digitali e Lavoratori da Remoto: Come Trasferirsi Legalmente in Italia e in Europa
Negli ultimi anni, l’evoluzione delle tecnologie digitali e la progressiva diffusione del lavoro da remoto hanno profondamente trasformato le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, favorendo una crescente mobilità internazionale dei lavoratori. Professionisti, imprenditori digitali, lavoratori autonomi e dipendenti di imprese straniere possono oggi operare da qualsiasi parte del mondo, senza la necessità di una presenza stabile presso la sede del datore di lavoro o del committente, purché dispongano degli strumenti tecnologici necessari e di un titolo che ne legittimi il soggiorno nel Paese prescelto.
Per intercettare tale fenomeno e attrarre nuove professionalità, numerosi ordinamenti hanno introdotto specifici visti per nomadi digitali (Digital Nomad Visa), destinati a cittadini stranieri che svolgono attività lavorative mediante strumenti tecnologici per conto di soggetti stabiliti all’estero. Tali misure consentono di soggiornare legalmente nel Paese ospitante senza la necessità di instaurare un rapporto di lavoro con imprese locali, coniugando le esigenze di mobilità dei lavoratori con gli interessi economici e di sviluppo dei territori di destinazione.
In questo contesto, l’Italia si è progressivamente affermata come una delle principali destinazioni europee per i lavoratori altamente qualificati che scelgono di operare in modalità agile. La qualità della vita, il patrimonio storico, artistico e culturale, la posizione strategica nel bacino del Mediterraneo e l’attrattività del territorio costituiscono fattori che contribuiscono a rendere il Paese particolarmente competitivo nel panorama della mobilità professionale internazionale.
Cos'è il visto per nomadi digitali
Il visto per nomadi digitali (Digital Nomad Visa) è una particolare tipologia di visto nazionale destinata ai cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea che svolgono un'attività lavorativa altamente qualificata mediante l'utilizzo di strumenti tecnologici che consentono l'esecuzione della prestazione da remoto.
La peculiarità di tale istituto risiede nel fatto che l'attività lavorativa viene svolta in favore di un datore di lavoro, di committenti o di un'impresa stabiliti al di fuori dello Stato ospitante, con la conseguenza che il soggiorno non è finalizzato all'inserimento del lavoratore nel mercato del lavoro nazionale.
Rientrano generalmente nell'ambito applicativo della disciplina:
- i lavoratori subordinati impiegati presso imprese estere che operano in modalità agile o da remoto;
- i lavoratori autonomi che svolgono attività professionali mediante strumenti digitali;
- i consulenti e i freelance che prestano servizi a favore di clienti situati in uno o più Stati;
- gli imprenditori che gestiscono attività economiche aventi sede all'estero.
L'introduzione di tale categoria di visto risponde all'esigenza di disciplinare i nuovi modelli di mobilità professionale generati dalla digitalizzazione dell'economia, consentendo a determinati lavoratori di soggiornare regolarmente nel territorio dello Stato senza che ciò comporti l'instaurazione di un rapporto di lavoro con soggetti nazionali o la necessità di ricorrere ai tradizionali canali di ingresso per motivi di lavoro.
Il visto per nomadi digitali nell'ordinamento italiano
L'ordinamento italiano ha introdotto una specifica disciplina dedicata ai lavoratori da remoto provenienti da Paesi terzi mediante l'inserimento, all'interno dell'art. 27, comma 1, lett. q-bis), del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo Unico Immigrazione), delle figure del "nomade digitale" e del "lavoratore da remoto", quali categorie di lavoratori altamente qualificati ammesse all'ingresso in Italia al di fuori delle quote previste dal decreto flussi.
La disciplina è stata successivamente attuata con il Decreto Interministeriale 29 febbraio 2024, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2024, recante "Modalità e requisiti per l'ingresso ed il soggiorno dei cittadini di Stati non appartenenti all'Unione europea che svolgono un'attività lavorativa altamente qualificata attraverso l'utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto". Tale decreto ha definito i requisiti soggettivi e oggettivi per il rilascio del visto d'ingresso e del permesso di soggiorno, individuando le categorie di lavoratori interessate, i requisiti reddituali minimi, le modalità di verifica dell'attività lavorativa e la documentazione necessaria ai fini dell'ingresso e del soggiorno nel territorio nazionale.
La normativa si inserisce nel più ampio contesto delle politiche volte ad attrarre nel territorio nazionale lavoratori altamente qualificati che svolgono la propria attività mediante l'utilizzo di strumenti tecnologici idonei a consentire l'esecuzione della prestazione lavorativa a distanza, senza la necessità di un inserimento nel mercato del lavoro italiano.
Le categorie di lavoratori interessate
La disciplina distingue due diverse figure:
a) Nomade digitale
È il cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea che svolge attività di lavoro autonomo attraverso l'utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di operare da remoto.
b) Lavoratore da remoto
È il cittadino di uno Stato non appartenente all'Unione europea che svolge attività di lavoro subordinato o di collaborazione professionale in favore di un'impresa, organizzazione o committente avente sede al di fuori del territorio italiano, utilizzando strumenti tecnologici che consentono l'esecuzione della prestazione a distanza.
In entrambi i casi, il trasferimento in Italia non è finalizzato all'instaurazione di un rapporto di lavoro con un datore di lavoro italiano, bensì alla prosecuzione di un'attività professionale già esistente e stabilmente radicata all'estero.
Requisiti per il rilascio del visto
Ai fini dell'ottenimento del visto per nomadi digitali o lavoratori da remoto, il richiedente deve dimostrare il possesso dei requisiti previsti dalla normativa vigente e dalla documentazione richiesta dalle competenti Autorità consolari.
In particolare, è generalmente necessario comprovare:
lo svolgimento di un'attività lavorativa altamente qualificata mediante strumenti tecnologici che consentano l'esecuzione della prestazione da remoto;
- il possesso di un rapporto di lavoro, di collaborazione professionale o di un'attività autonoma esercitata in favore di soggetti stabiliti al di fuori del territorio italiano;
- il possesso di un reddito annuo non inferiore alla soglia prevista dalla normativa di riferimento; una documentata esperienza professionale nel settore di attività;
- la disponibilità di una copertura sanitaria valida per l'intero periodo di soggiorno;
- la disponibilità di un alloggio idoneo sul territorio nazionale;
- l'assenza di condanne o precedenti ostativi ai sensi della normativa sull'immigrazione e della disciplina in materia di sicurezza pubblica.
- Le rappresentanze diplomatiche e consolari conservano un potere di verifica in ordine alla sussistenza dei requisiti richiesti, potendo richiedere ulteriore documentazione in relazione alle specificità del singolo caso.
Il permesso di soggiorno
Una volta ottenuto il visto ed effettuato l'ingresso in Italia, il cittadino straniero può richiedere il relativo permesso di soggiorno per nomadi digitali o lavoratori da remoto.
Tale titolo consente il soggiorno regolare nel territorio nazionale per l'esercizio dell'attività lavorativa dichiarata in sede di richiesta del visto e può essere rinnovato in presenza dei requisiti previsti dalla legge.
Particolare rilevanza assumono, nella fase di rinnovo, la permanenza delle condizioni reddituali, la prosecuzione dell'attività professionale e il mantenimento di un'effettiva presenza sul territorio nazionale conforme alle finalità del titolo di soggiorno.
Profili fiscali e trasferimento della residenza
L'ottenimento del visto o del permesso di soggiorno non determina automaticamente l'acquisizione della residenza fiscale in Italia né esclude l'applicazione della normativa tributaria italiana.
La residenza fiscale deve essere valutata alla luce della legislazione interna, delle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni e dei criteri elaborati dalla giurisprudenza e dalla prassi amministrativa.
Tra gli elementi maggiormente rilevanti assumono rilievo:
- la durata della permanenza sul territorio dello Stato;
- il domicilio e la residenza ai sensi della normativa civilistica e tributaria;
- il centro degli interessi personali, familiari ed economici del contribuente;
- la disponibilità di abitazioni permanenti in uno o più Stati;
- l'applicazione delle convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni.
La corretta pianificazione fiscale assume pertanto un ruolo essenziale al fine di prevenire fenomeni di doppia imposizione, contestazioni relative all'effettiva residenza fiscale e possibili conseguenze sanzionatorie.
Le principali questioni giuridiche connesse al trasferimento
Il trasferimento in Italia di un nomade digitale o di un lavoratore da remoto richiede frequentemente la gestione coordinata di una pluralità di aspetti giuridici, tra cui:
Diritto dell'immigrazione
- ottenimento del visto di ingresso;
- rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno;
- conversione e aggiornamento del titolo di soggiorno;
- ricongiungimento familiare.
Diritto tributario internazionale
- individuazione della residenza fiscale;
- applicazione delle convenzioni contro le doppie imposizioni;
- tassazione dei redditi prodotti all'estero;
- monitoraggio fiscale e obblighi dichiarativi.
Diritto immobiliare
- acquisto di beni immobili;
- contratti di locazione ad uso abitativo;
- investimenti immobiliari e tutela patrimoniale.
Diritto di famiglia e successioni
- trasferimento del nucleo familiare;
- iscrizione scolastica dei figli;
- accesso al sistema sanitario;
- pianificazione successoria internazionale.
Assistenza legale nei trasferimenti internazionali
La crescente mobilità internazionale dei professionisti richiede un approccio multidisciplinare che integri competenze in materia di immigrazione, fiscalità internazionale, diritto immobiliare e tutela patrimoniale.
Una corretta pianificazione preventiva consente di ridurre il rischio di contenziosi e di garantire che il trasferimento avvenga nel pieno rispetto della normativa applicabile, assicurando al contempo la tutela degli interessi personali, familiari ed economici del soggetto interessato.
