Cos'è il diritto all'oblio?

Il diritto all’oblio può essere definito come il diritto alla cancellazione dei propri dati in forma rafforzata. Tale concetto non è altro che una modalità di espressione del diritto all’identità personale ed è uno dei diritti di privacy, divenuto oggi particolarmente rilevante, data l’invadenza del web e la sua capacità di ricordare senza limiti temporali.

Con sentenza del 26 giugno 2018 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha affermato che il diritto all'oblio rientra nell'ambito del diritto alla tutela della vita privata previsto dall'art. 8 CEDU (Convenzione europea dei diritti dell'uomo), mentre la libertà di espressione è garantita dall’art. 10 CEDU.

I fondamenti giuridici della richiesta di deindicizzazione sono rinvenibili sia nell’articolo 17, (Regolamento UE n. 679/2016 sulla protezione dei dati personali) che nell’articolo 21 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (RGPD, più comunemente conosciuto come GDPR).

Mentre l’articolo 17 del GDPR è applicabile a tutti i titolari del trattamento, l’art. 21 si concentra esclusivamente sul trattamento da parte dei fornitori di motori di ricerca e sulle richieste di deindicizzazione presentate dagli interessati.

Quando ho diritto alla cancellazione dei dati?

L’articolo 17, paragrafo 1, stabilisce che si possono cancellare i dati quando:

a. i dati personali non sono più necessari rispetto alle finalità per le quali sono stati raccolti o altrimenti trattati;

b. l’interessato revoca il consenso su cui si basa il trattamento;

c. l’interessato esercita il diritto di opporsi al trattamento dei suoi dati personali;

d. i dati personali sono stati trattati illecitamente;

e. la cancellazione adempie un obbligo legale;

f. i dati personali sono stati raccolti relativamente all’offerta di servizi della società dell’informazione a minori.

 

Tuttavia, tale regola, ai sensi dello stesso articolo 17, non si applica quando il trattamento è necessario:

a. per l’esercizio del diritto alla libertà di espressione e d'informazione;

b. per l’adempimento di un obbligo legale che richieda il trattamento previsto dal diritto dell’Unione o dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento o per l’esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse oppure nell’esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento (articolo 17, paragrafo 3, lettera b);

c. per motivi di interesse pubblico nel settore della sanità pubblica;

d. a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici, nella misura in cui il diritto rischi di rendere impossibile o di pregiudicare gravemente il conseguimento degli obiettivi di tale trattamento;

e. per l’accertamento, l’esercizio o la difesa di un diritto in sede giudiziaria.

 

Cosa posso fare in caso di violazione del mio diritto all’oblio?

Teoricamente, l’azienda (titolare del trattamento) dovrebbe procedere spontaneamente e automaticamente alla cancellazione dei dati personali che riguardano un individuo se si verifica una delle situazioni elencate nell’art. 17 del GDPR.

L’interessato ha, comunque, sempre facoltà di procedere con una richiesta espressa di cancellazione.

In alternativa, potrà rivolgersi con ricorso all’autorità giudiziaria oppure presentare un reclamo all’autorità Garante per la Privacy.

Il reclamo al Garante non può essere proposto se, per il medesimo oggetto e tra le stesse parti, è già stata adita l’autorità giudiziaria, ad eccezione del caso in cui la persona abbia dato mandato di agire per suo conto ad una associazione senza scopo di lucro attiva nel settore della tutela dei diritti e delle libertà degli interessati con riguardo alla protezione dei dati personali.

La cancellazione deve essere effettuata senza giustificato ritardo (entro un mese previsto per il riscontro) e dev’essere a titolo gratuito anche se l’azienda titolare può prevedere un ragionevole contributo spese o rifiutarsi se dimostra che la richiesta è manifestamente infondata o eccessiva, in particolare se ripetuta nel tempo.

Con sentenza del 13 maggio 2014 (caso Google Spain), la Corte di giustizia dell’Unione europea  ha affermato la responsabilità del gestore di un motore di ricerca su Internet per il trattamento dei dati personali che appaiono su pagine web pubblicate da terzi; ne deriva che a seguito di una ricerca effettuata col nome di una persona l'elenco di risultati mostra un link che indirizza verso una pagina web che contiene informazioni sulla persona questa può rivolgersi direttamente al gestore oppure, qualora il gestore non dia seguito alla sua domanda di cancellazione, rivolgersi alle autorità competenti per ottenere, in presenza di certe condizioni, la soppressione di tale link dall’elenco di risultati.

Resta salvo il diritto in capo al danneggiato, in presenza dei presupposti di legge, di chiedere all’Autorità giudiziaria anche il risarcimento dei danni.

Emanuele Maria Marino

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