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Tra rischio politico ed espropriazione: La protezione dell'investimento straniero nello host state
Quando si parla di investimenti stranieri si fa riferimento al fenomeno, giuridico ed economico, per cui un investitore privato, cittadino di un determinato Stato, decide di effettuare un investimento sul territorio di un altro Stato.
Tali rapporti vengono regolati dai “BITs” (trattati internazionali bilaterali d’investimento che disciplinano i rapporti economici tra i due Stati coinvolti) che, nel caso di una loro violazione, rinviano spesso alla disciplina della Convenzione ICSID (“Convezione internazionale sulla risoluzione delle controversie in materia di investimenti” che si pone l’obiettivo di disciplinare il fenomeno degli investimenti stranieri).
Gli investimenti stranieri sono soggetti a un gran numero di rischi, soprattutto a quelli derivanti dal cambiamento della linea politica - in materia di diritto di proprietà di un investitore straniero - nello Stato ospitante l’investimento. A tal riguardo si parla di “rischio politico”, inteso come la probabilità che la redditività di un investimento venga influenzato negativamente da una circostanza imputabile alla compagine storica, politica e giuridica dello Stato ospitante e che l’investitore deve sempre cercare di preventivare.
Tuttavia, ciò non deve indurre a immaginare che l’investitore straniero sia in balia della politica economica condotta dal governo dello Stato ospitante. Infatti, nonostante il rischio sia insito nell’attività dei grandi progetti d’investimento, tali fenomeni hanno portato all’evoluzione di un mercato per i sistemi di assicurazione degli investimenti che si divide tra assicuratori privati e pubblici.
I primi cercano di diversificare il proprio rischio attraverso schemi di cooperazione reciproca con altre società: valutano il rischio ragionando su valutazioni commerciali flessibili e coprono lassi temporali dai 15 fino ai 3 anni, mentre i secondi offrono una copertura fino a 20 anni. Inoltre, i programmi di investimento pubblici hanno lo scopo di trainare l’economia statale; dunque, tale protezione è attribuita solo alle compagnie nazionali che investono in Paesi che sono in buoni rapporti politici con il proprio national State. I rischi coperti da questi assicuratori sono legati alle ipotesi di convertibilità della moneta e soprattutto a casi di espropriazione di beni stranieri.
Come proteggersi dall’espropriazione di un proprio investimento da parte dello Stato straniero ospitante? Nell’ambito delle espropriazioni internazionali lo Stato può intervenire, indirettamente, limitando il potere decisorio dell’investitore o, direttamente, imponendo un prezzo di vendita a un valore inferiore a quello di mercato o privando l’investitore di una serie di benefici.
Di fronte a un’espropriazione diretta non ci sono dubbi circa la possibilità di agire in via risarcitoria contro l’host state. L’azione risarcitoria derivante da espropriazione, anche indiretta, potrà essere esercitata laddove i profitti dell’investimento siano stati disattesi a causa di atti governativi non preventivabili all’inizio dell’attività d’investimento (cd. rischio politico), tenendo sempre in debita considerazione che parte della giurisprudenza reputa che, la mera neutralizzazione dei benefici attesi dall’investimento, non sia di per sé sufficiente ad affermare la sussistenza della misura espropriativa per cui vantare la pretesa risarcitoria. Diversamente, infatti, la pretesa risarcitoria non è sostenibile per le perdite dell’investimento derivanti dall’andamento del mercato (cd. rischio economico) di cui l’investitore dovrà sempre tenere conto.
Se hai dubbi, curiosità o sei un investitore che ha subito un’espropriazione su suolo straniero non esitare a contattare lo Studio legale internazionale Giambrone & Partners!
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