L’arbitrato internazionale
L’arbitrato internazionale

L’arbitrato internazionale è uno strumento di risoluzione stragiudiziale delle controversie tra società e/o persone fisiche che appartengono a stati differenti, rimesso a soggetti privati, detti arbitri.

 

La convenzione arbitrale può essere prevista come clausola contrattuale e, in questo caso, è definita clausola compromissoria, oppure può essere prevista in un documento autonomo definito compromesso.

 

Numerose sono le fonti che disciplinano questo tema: tra queste la Convenzione di New York del 1958 e i differenti regolamenti arbitrali adottati dai vari organismi arbitrali internazionali, tra cui l’International Chamber of Commerce di Parigi, che, oltre ad occuparsi della regolamentazione del commercio internazionale, risulta essere uno dei più accreditati in tale ambito.

 

L’ICC ha istituito, nel 1923, la Corte Internazionale d’arbitrato, che si occupa, specificatamente, della risoluzione delle controversie. Si tratta di un organismo con un proprio regolamento (Arbitration Rules) che disciplina le regole procedurali e le modalità di svolgimento dell’arbitrato.

 

Va inoltre ricordata LAmerican Arbitration Association, fondata nel 1926, che si occupa di alternative dispute resolution specialmente negli USA ed  ha sede a New York.

 

Tali convenzioni devono comunque, sempre, raccordarsi con le discipline interne previste dai singoli stati.

 

I vantaggi dell’arbitrato sono molteplici.

In primis una maggiore celerità del procedimento, in quanto le parti possono stabilire, aprioristicamente, il numero di giorni entro cui l’arbitro o il collegio arbitrale deve decidere in merito alla controversia.

Altro vantaggio è quello legato al contenimento dei costi di procedura che, rispetto a quanto accade per i processi dinanzi agli Organi Giurisdizionali, possono essere quantificati in anticipo.

Le parti hanno, altresì, la facoltà di decidere quali professionisti faranno parte del collegio arbitrale, scegliendo, a seconda delle materie e della loro complessità i soggetti che possiedono le competenze tecniche richieste e che, dunque, appaiano come maggiormente indicati per la risoluzione di specifiche controversie.

 

La procedura per il riconoscimento del lodo straniero

Nel nostro ordinamento, in assenza di automatico riconoscimento (previsto, invece, per le sentenze e gli altri provvedimenti emessi dagli Organi Giurisdizionali dei Paesi Membri dell’UE), affinché una società o un privato di un Paese straniero possa veder realizzati i diritti che gli vengono riconosciuti da un arbitrato emesso nel proprio paese d’origine, è necessario intraprendere la procedura di cui agli articoli 839 e 840  del codice di procedura civile.

La parte interessata deve proporre uno specifico ricorso al Presidente della Corte d’Appello del luogo in cui risiede o ha sede la parte contro cui vuol farsi valere l’arbitrato.

Tale ricorso deve obbligatoriamente essere corredato da una serie di documenti che, laddove formati in lingua straniera, necessitano di una traduzione certificata in italiano.

Verificata la regolarità formale del lodo, questo viene riconosciuto e dichiarato esecutivo in Italia con decreto da notificare alla controparte.

 

Lo studio Legale Giambrone & Partners, negli anni, ha assistito numerose società straniere per far valere in Italia le sentenze arbitrali emesse nei Paese d’origine, acquisendo un elevato grado di conoscenza, oltre che della procedura e dei suoi tecnicismi, anche degli specifici approcci ed orientamenti delle diverse Corti nazionali in tale materia.

 

Per ulteriori approfondimenti, potete contattarci all’indirizzo di posta elettronica clientservices@giambronelaw.com.



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