Contratti conclusi online: la clausola di giurisdizione quanto può ritenersi valida?
Contratti conclusi online: la clausola di giurisdizione quanto può ritenersi valida?

Con la sentenza  21622/2017 le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto una questione giuridica di grande attualità. Oggigiorno è ampiamente diffusa la pratica della conclusione di contratti tramite il web tra contraenti appartenenti a diversi Stati, nell’ambito di questi assumono più pregnante significato le clausole che il legislatore ha da sempre segnalato vessatorie in quanto particolarmente a favore dell’una o dell’altra parte, riguardanti deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria in caso di controversie tra i contraenti. Nei contratti conclusi tramite condizioni generali di contratto ex art. 1341 c.c. è infatti previsto che queste vengano approvate per iscritto e vengano sottoscritte separatamente per la loro importanza.

 

Il caso di specie riguardava una clausola di proroga alla giurisdizione in favore di un giudice tedesco all’interno di un contratto online tra due società richiamata attraverso un link contenuto nell’ordine di acquisto per email.

 

La parte che era stata convenuta per il risarcimento del danno da inadempimento contrattuale avanti il Tribunale di Milano aveva proposto un ricorso per regolamento di giurisdizione, ritenendo la giurisdizione appartenente all’autorità tedesca. La controparte aveva contestato tale assunto ritenendo la clausola in questione di proroga della giurisdizione invalida per difetto dei requisiti di forma e sostanza richiesti dalla Dir. 2000/31 sul commercio elettronico.

 

L’art. 23 del Regolamento Bruxelles I statuisce che il requisito di forma si ritiene integrato mediante «qualsiasi comunicazione con mezzi elettronici che permetta una registrazione durevole dell’accordo attributivo di competenza». Questa norma interpretata dalla Corte di Giustizia ha voluto significare che nell’ambito di un contratto elettronico, ai fini dell’integrazione della forma scritta occorre che la clausola contenuta nelle condizioni generali di contratto ricevuta per posta elettronica, possa essere vista, salvata e stampata.

 

In tal modo la Cassazione afferma la validità della clausola summenzionata e devolve la controversia al Tribunale di Berlino.

 

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